mensile dei missionari saveriani |
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SAPORE DI SPERANZA TRA I MALATI DI AIDS A YAOUNDE' INTERVISTA A SR. MEWOULOU BRIGIT MARIE THÉRÈSE A CURA DI ALEX BRAI Gli orfani di Calcutta avevano madre Teresa, quelli di Yaoundé hanno suor Brigit. Donna discreta e riservata, ha una volontà forte. Si fa religiosa a 22 anni, dopo aver studiato contabilità e gestione. Ma gli orfani malati di Aids la aspettavano nei quartieri e con essi fonda i “Centri di Accoglienza e della Speranza”, la prima Ong nella storia del Camerun. Come vi sentite nel servizio nel quale lavorate? Questo
lavoro richiede buona volontà, abnegazione e perseveranza: è una vera
Quali eventi hanno determinato questa vostra scelta di vita? Sono nata in un famiglia povera e ho combattuto la miseria nella mia infanzia e me la sono cavata grazie a una volontà tenace e al sostegno morale e materiale di molte persone generose. Sono una scout per natura, con un animo coraggioso fin dalla prima gioventù. Sono andata subito nei quartieri poveri, dove mettevo in pratica ogni giorno il dovere dello scout: non lasciar passare giorno senza aver fatto un'opera buona. Questo amore che mi spingeva a essere vicina ai sofferenti, ad aiutare gli sfortunati non mi ha mai lasciata e ha motivato la mia scelta di vita. Così, qualunque sia stata la posizione che occupassi nel corso della mia vita religiosa, mi sono sentita obbligata a rimanere fedele ai miei ideali di carità e solidarietà con i più poveri . Un esempio: ero direttrice del collegio Christ Roi di Obout e dovetti affrontare il problema degli alunni che non potevano sostenere le spese della scuola. Invece di mandarli via, andai nei loro villaggi durante i fine settimana per capire la loro situazione. Imparai che la maggioranza dei genitori aveva come unica fonte di reddito la vendita del cacao, la cui commercializzazione era aleatoria in quelle zone rurali e il prezzo pagato per un chilo di cacao era molto basso alla fine degli anni '80, in piena crisi economica. Inoltre il collegio era situato in campagna e la maggior parte degli alunni veniva da famiglie povere e contadine. La parrocchia diObout, alla quale era attaccato il collegio, disponeva di 37 ettari di terreno. Domandai allora di per coltivarlo. Gli alunni poveri e i loro genitori, invece di pagare le tasse scolastiche, durante i fine settimana e i giorni di vacanza, venivano a lavorare. I raccolti servivano a nutrire gli alunni dell'internato e il restante veniva venduto: serviva per pagare i salari dei professori e altre spese del collegio. Per cinque anni questi alunni poveri hanno potuto studiare e si sono diplomati senza pagare né la pensione dell'internato né la retta della scuola. Alcuni di questi genitori erano funzionari dello Stato e non potevano più sostenere economicamente i bisogni dei figli: erano malati di Aids e non lavoravano più. In questo contesto conobbi l'Aids. Li volevo aiutare e, all'ospedale, un dottore “bianco” mi disse che per queste persone non c'erano né guarigione né medicine. Eravamo nel 1989. Mi domandavo: “Questi bambini, i cui genitori sono morti o malati di Aids, beneficeranno del mio aiuto nel centro che dirigo ; ma che cosa sarà di altri colpiti dalla stessa malattia altrove nel Paese, senza un minimo aiuto ? Così, animata da questo spirito, feci un viaggio in Uganda nel 1990, dove l'Aids mieteva molte vittime. Vidi come le religiose e altre persone di buona volontà si occupavano degli orfani. Questo mi spinse a impegnarmi contro l'Aids nel mio Paese. E la Chiesa, le parrocchie, le comunità religiose come partecipano a questo servizio? La nostra associazione è una Ong caritativa per natura. In genere, oggi in Camerun, la Chiesa ha preso coscienza della gravità della pandemia e si impegna sempre più nella lotta. Alcune diocesi hanno creato strutture. La nostra diocesi di Obala sostiene la nostra opera e il vescovo fa di tutto per incoraggiarci in questo servizio. Notiamo anche con soddisfazione il coinvolgimento di parecchie comunità religiose nel Centro di accoglienza temporaneo per orfani, fondato dalla nostra associazione e situato nel quartiere di Efoulan, a Yaoundé . I preti vengono spesso e volentieri a far coraggio a questi orfani e a pregare con loro. C'è una politica statale di aiuto ai malati di Aids nel Camerun? Lo Stato è impegnato con il Ministero della sanità pubblica e il Comitato di lotta contro l'Aids. Ha una politica di sostegno alle Ong e ha creato un quadro istituzionale, riconoscendo alla nostra asssociazione - la prima nel Paese – lo statuto di Ong. Inoltre lo Stato organizza i soggetti attori della società civile nella partecipazione locale. Questi attori sono integrati nelle diverse strutture per la Lotta contro l'Aids. Essere religiosa e appartenere a una comunità vi aiuta? Potrebbe essere la vostra una forma nuova di lavoro con i poveri? Se all'inizio le comunità religiose sono rimaste inattive nella lotta contro l'Aids, per pudore, o ignoranza, oggi, tenuto conto dell'ampiezza della pandemia, dello spirito di servizio e di carità compiuto nel nome di Gesù Cristo che è proprio delle congregazioni religiose, queste sono coinvolte attivamente. Porto solo l'esempio della mia congregazione che all'inizio non aveva capito il mio impegno fino a negare la mia opera, oggi invece mostra maggiore simpatia. Lavoro con un gruppo di volontari nei quartieri e nei villaggi per dare il mio contributo alla lotta contro l'Aids. Sono convinta che la nuova evangelizzazione passa necessariamente per il servizio ai poveri, ai malati e agli emarginati . Questi volontari, sempre più numerosi, mi fanno credere che le vocazioni stanno emergendo attraverso il nostro lavoro, il nostro modo di vivere. Si potrebbe sognare a canalizzare queste vocazioni. Non aveva detto San Benedetto: “Prega e lavora”? Avete delle storie da raccontarci, degli esempi di fede o di solidarietà? Ho molte storie, il lavoro con i poveri non è facile. Bisogna amare veramente e soprattutto vedere Gesù Cristo in loro per non scoraggiarsi. É un lavoro ingrato. Mi sono occupata di una malata, vicina alla morte. Era abbandonata da tutti. Ho fatto del mio meglio per starle vicino. Un giorno, (quando stava benino e poteva uscire per sedersi sulla veranda) nel farle visita, ho incontrato una delle sue vicine di casa la quale, stando a qualche metro dalla donna che accudivo, mi chiedeva che l'aiutassi a trovare un lavoro. Dopo aver finito di parlare, la malata mi è venuta incontro e ha cominciato a insultarmi, ad aggredirmi: mi voleva picchiare perché pensava che avessi detto alla vicina che aveva l'Aids. Non era vero. Ma, in meno di tre minuti, mi sono trovata circondata da una folla che mi insultava, mi lanciava carte sporche, sabbia e bottiglie di plastica. Sono stata tratta in salvo da quella persona che chiedeva un lavoro: è venuta a spiegare a tutti di che cosa avevamo parlato. Poi sono rientrata a casa. Due giorni dopo ho ricevuto la visita della zia della malata: mi pregava di portarla all'ospedale, perché stava proprio male; mi sono messa subito all'opera. Ho vissuto dozzine di episodi come questo. Malgrado tutti questi scontri, umiliazioni, non demordo, perché quando si soffre, si diventa nervosi e aggressivi. É la fede che mi dà la forza per restare calma e mi porta a visitare i malati nei quartieri . A impressionarmi in questo lavoro è la testimonianza di alcune coppie, che affrontano e assumono la malattia al punto da continuare la loro relazione, al di là dell'aspetto sessuale. Il loro amore rimane sempre solido ed esemplare. Al Centro di accoglienza degli orfani e dei bambini deboli ospitiamo da più di dodici anni anche degli anziani. Quasi ogni settimana riceviamo qualche dono in natura, come riso, sapone, macabo (pesce secco) da associazioni femminili e da privati. Quando arrivano, mi dicono: “ Mama soeur , siamo venuti a far visita ai nostri bambini”. Queste parole vanno diritto al cuore, testimoniano uno spirito di solidarietà e di fede; non dicono i “bambini”, ma i “nostri bambini”. Qualche volta capita che un gruppo ci porta semplicemente due piccoli pezzi di sapone e tre chili di riso; a me la quantità non importa, è il modo di dare che interessa, lo spirito di solidarietà che emerge da questi gesti . Ci sono gruppi che vengono solo per lavare i vestiti dei bambini oppure li aiutano a fare la toilette . In Camerun i malati di Aids vengono emarginati e abbandonati a loro se stessi. Quali sono le ragioni e come fare affinché gli ammalati vengano accettati dalla società? Le ragioni sono l'ignoranza e i pregiudizi. La gente non sa come si trasmette la malattia e come evitare il contagio. Per questo uno degli obbiettivi principali della nostra Ong fin dalla nascita è quello di formare coppie educatrici per sensibilizzare le popolazioni vulnerabili e povere. Insegniamo i dettagli non solo dell'Aids, ma anche delle altre malattie sessualmente trasmissibili, che fanno strage, e poi accogliamo gli ammalati di Aids e gli orfani di Aids. Dappertutto nel Camerun si trovano dei manifesti che invitano la popolazione a fare il test dell'Aids. Ma c'è resistenza tra la gente. Come aiutarla a comprendere l'importanza di sottoporsi al controllo? Certamente ci sono resistenze a causa dell'ignoranza. Ma una buona educazione risolve molti problemi, poiché la gente comprende il senso del controllo volontario e l'accetta di buon animo. Noi abbiamo introdotto, in questa educazione, un approccio nuovo attraverso la “conversazione comunitaria” , che consiste non nel dare alla gente risposte già pronte, ma nel discutere con essa i problemi e insieme trovare soluzioni. Devo dire che finora abbiamo avuto risultati soddisfacenti. A CURA DI ALEX BRAI (a Yaoundé)
Per saperne di più: B.P. 6905
Avete delle statistiche sui malati di Aids in Camerun? Secondo il Demography Health Survey, il tasso di prevalenza attuale è così ripartito: Donne: 6,7 %, uomini: 4,1 %. La fascia d'età femminile più colpita: 15 – 49 anni; quella maschile più colpita: 15 – 59 anni. Le statistiche per provincia (le più alte): Bamenda: 8,7 %, Bertoua: 8,6 %, Yaoundé: 8,3 %, Buéa: 8 %. Sono i risultati preliminari basati su un campione di 11 400 persone, uomini e donne. Un'orfana ha fatto denuncia contro di me all'ufficio di Giustizia e Pace e mi accusava che una “bianca” mi aveva dato dodici milioni di franchi Cfa per costruirle una casa e che io avevo rubato quella somma. Cosa c'era stato veramente? É la storia di una francese di 16 anni che era venuta in vacanza nel Camerun con sua madre. Per curiosità, la ragazza voleva vedere il mio lavoro quotidiano nei quartieri. Quel giorno dovevo regolare un problema di un'orfana la cui madre, ragazza madre, aveva comprato un terreno prima di morire e per avere quel pezzo di terra oggi il proprietario domandava un capretto, una damigiana di vino e 30 000 franchi Cfa. In compagnia di quella giovane francese e dell'orfana, sono andata dal proprietario del terreno per dargli quello che chiedeva. Mentre il Consiglio d'amministrazione della nostra associazione rifletteva su come questi giovani orfani dovevano occupare rapidamente questo terreno lasciata dalla mamma, perché nessuno potesse prendere, l'ufficio di Giustiza e Pace dell'Arcidiocesi mi chiamava per una denuncia di una orfana accusandomi di aver rubato 12 milioni di franchi Cfa che una signora bianca le aveva dato per la costruzione di una casa. Dopo l'audizione mi ha domandato i dati della francese che ho dato. Dopo quel giorno non c'è stato più seguito. Certamente che i servizi dell'ufficio avranno contattato quella francese che non riconosceva di avermi dato dei soldi per la costruzione di una casa per orfani. Ho continuato malgrado tutto questo a occuparmi di questi orfani come se niente ci fosse stato. Non sanno che sono al corrente di quella denuncia. Non mi piace parlare di quelle cose là. In situazioni simili bisogna dar prova di maturità., bisogna aver una fede forte , vedere Gesù Cristo in quelle persone. |